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Tiziano Gaia

Storie Doc nasce da un’idea di Tiziano Gaia, da anni immerso in una dimensione vinosa da cui è ben lieto di non uscire.

Nato, sfuggito e infine tornato a Torino dopo molti anni vissuti nel paese d’origine della famiglia (Castellinaldo, nel Roero profondo), si è occupato fin dalla giovanissima età di promozione dei territori, organizzando svariati eventi culturali in tutto il Piemonte meridionale, tra cui la ripresa della suggestiva tradizione popolare del cantè j’euv.

Quando Slow Food l’ha chiamato a sé, nel 2000, Tiziano non sapeva che, lui astemio, sarebbe diventato nel giro di pochi anni uno dei referenti del settore vino del movimento fondato da Carlin Petrini. L’ingresso nell’universo enologico è stato per lui come il tuffo del neonato nella piscina: un modo ai limiti del traumatico – ma estremamente efficace – per imparare a nuotare sul mare color del vino.

Fino al 2008 si è occupato delle pubblicazioni di Slow Food Editore, in particolare come vicecuratore della guida Vini d’Italia e curatore della guida al Vino Quotidiano. Ha organizzato quattro edizioni della celebre degustazione dei “Tre Bicchieri” sulla Rampa del Lingotto di Torino, in occasione di altrettante edizioni del Salone del Gusto. Ha scritto svariate decine di articoli per le riviste interne (Slow, Slowine) e per alcune delle principali testate nazionali (La Stampa, Famiglia Cristiana).

Dopo aver lasciato ufficialmente Slow Food nel 2009, ha lavorato un anno presso il carcere delle Vallette di Torino, occupandosi di un progetto di cooperazione sociale da cui è scaturito il suo primo libro di narrativa, “Puoi chiamarmi fratello” (Instar, 2011).

È tornato a occuparsi di vino con due esperienze oltreoceano: insieme all’amico ed ex collega Giancarlo Gariglio ha collaborato alla stesura del libro “Grandi Vini” di un Joe Bastianich pre MasterChef, entrato nella classifica dei titoli più venduti negli Stati Uniti (2010); quindi ha seguito l’avvio di Eataly New York, gestendo l’enoteca di vini italiani per circa un anno (2010-2011).

Nel 2013 la sua passione per il cinema e per il vino trova finalmente la sua sintesi con il progetto “Barolo Boys. Storia di una rivoluzione”, prodotto da Stuffilm e scritto e co-diretto con Paolo Casalis. Il film, uscito il 30 settembre 2014, è entrato nella classifica delle 10 opere cinematografiche di riferimento internazionale per i temi del vino, piazzandosi onorevolmente tra “Un’ottima annata” e “Il profumo del mosto selvatico”. Presentato nei festival da New York alla Norvegia, dalla Spagna al Canada, ha riportato sotto i riflettori la saga dei “figli ribelli” della Langa degli anni Ottanta e Novanta, proprio nei mesi in cui l’Unesco proclamava le colline del vino piemontese Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Nel mese di settembre 2015 è uscito il suo libro “Di vigna in vigna”, la prima guida turistica italiana specificamente dedicata alle migliori cantine in cui è possibile soggiornare (EDT).

Prima di Storie Doc c’è stato anche parecchio altro al di fuori del vino, compresi un musical ispirato alla storia di un frate realmente esistito (“6 come noi”, per la regia di Alessandro Avataneo e musiche di Paolo Gambino, 2012) e la direzione di una rivista storica nata nell’ambito del progetto Presidi della Memoria, voluto da Carlo Petrini (“Roero. Terra ritrovata”, 2008-2010).

Ma alla fine è sempre al vino che Tiziano ritorna. Quello da bere e, soprattutto, da raccontare. Perché, come diceva Schiller, «quando il vino entra, meravigliose cose accadono…».